DA FIRENZE VERSO L'APPUNTAMENTO DI BOLOGNA 26 GIUGNO
L'espressione del voto non sequestra il mio pensiero per un tempo indeterminato il mio pensiero è assai più mobile e capace di reinterpretare il tempo presente, il momento.
Il voto è un segno che è già passato. Renzi non è il mio candidato, non lo è mai stato e non sarà certo il sindaco di cui andrò fiero dopo che sarà eletto (ogni tanto mi piacerebbe potermi clamorosamente smentire, ma temo non accadrà)
Ciò detto lunedì mattina a seconda delle proiezioni potrei andare a votare per lui. Non lo faccio prima perchè non vorrei rafforzarne il trionfo e la successiva mitologia già fortunatamente minata dal ballottaggio (ma i media sono potenti si sa e meglio non dargli sponde), ma lo farò lunedì se il PD cittadino che è una delle peggiori declinazioni del già comatoso PD nazionale avesse necessità.
Io sono uno di quegli elettori di sinistra che Renzi e il PD con qualsiasi mezzo, anche quello referendario, vuole atomizzare per poi risucchiare dentro di se o cancellare per sempre.
Io sono uno di quegli elettori di sinistra che vuole una polifonia di voci e di pensieri che non sia cacofonia, ma democratica pluralità.
Renzi non è uomo di sinistra. Io invece continuo a sognare una sinistra fatta di meno personalismi e di ben più attenzione e voglia collettiva di misurarsi con i problemi del nostro tempo, ma questa sinistra non c'è.
La sinistra è ancora scossa dal 1989, incapace di riformarsi, quando basterebbero poche ma chiare idee da contrapporre a una destra europea che risponde alla globalizzazione e alla crisi con la creazione di un sistema culturalmente chiuso fatto di steccati, ronde e dazi.
C'è stata la sinistra dei partiti che ha tentato, sabotandolo in tutti i modi, di dare in pasto ai cittadini di sinistra un'alleanza, l'Arcobaleno, nata solo con lo scopo, raggiunto, di dimostrare che era impossibile prescindere dai partiti, dal loro ruolo egemonico e simbolico (di un simbolismo datato e rispondente a equilibri geopolitici e produttivi estinti) Il messaggio era più o meno che i cittadini che vacheggiavano un rapporto organico, un nuovo patto fondativo di società civile, politici e intellettuali, partiti e associazionismo, secondo nuove modalità e con lo scopo di rispondere ai nuovi bisogni del futuro attraverso l'uso della democrazia partecipativa erano poveri illusi, solo il vecchio partito e i suoi leader potevano dare risposte certe e contrastare la violenza verbale e culturale del berlusconismo. Quella strategia ha fallito, non l'arcobaleno perchè l'arcobalenon non è mai nato.
L'unico partito vero rimasto oggi nell'area del centro sinistra è Il PD che ha tentato di strutturarsi almeno numericamente e come radicamento come un vecchio partito di massa, ma che cosa è in realtà? E' un partito della sinistra moderata? No non lo è.
Non è il vecchio PDS/DS, ha in parte la stessa classe dirigente invecchiata e imbolsita che continua a scambiarsi di posto costretta ad annacquare il proprio dna contaminato di comunismo e socialismo come se questo fosse una colpa, che negli anni ha subito una mutazione valoriale ibridandosi con la componente post democristina che la rende balbettante in tutto, incapace di una battaglia vera sia questa sul lavoro o sulla giustizia, sulla comunicazione o sulla Costituzione, una forza fantasma che non solo è inefficace, ma che negli anni ha tenuto in vita con un'operazione di bocca a bocca a dir poco disgustosa la gens berlusconiana e il capo supremo stesso quando questi era sull'orlo del baratro.
Il partito della sinistra moderata non c'è quindi, ma non c'è nenache una forza di centro-sinistra moderato o una forza capace di un moderato riformismo alla quale si possa guardare per trovare un asse comune per battaglie che stanno a cuore a una gran parte del paese. La mancanza d'identità, di fisionomia, la confusione sul cosa si è e cosa si vuole porta all'estinzione. Da qui l'emorragia in atto verso dipietro e in parte al nord verso la Lega.
La sinistra così detta radicale invece si è smarrita dentro se stessa perdendo il polso del suo corpo smagrito e affidandosi all'autoreferenzialità del ceto politico che sia a livello nazionale che a livello locale si è diviso su tutto ( con lotte per la leadership fra personaggi da cinepanettone) con mistificazioni della realtà, personalismi esaperati tesi solo ad esasperare il conflitto e legittimare muri e divisioni per autoleggittimare capi e capetti e relatvi micro stati maggiori.
Le due sinistre rimaste con differenze strategiche al momento dirimenti, sono divise e molto sole, la riformista, quella che doveva essere riformista, Sinistra e Libertà, si sente tanto sola e smarrita che insegue apertamente il confuso e smarrito PD. L'altra, l'identitaria gioca a risiko e fa un coordinamento di forze?!? Quali?
Entrambe sono drammaticamente convinte che tutti noi ormai sparuti elettori di sinistra le seguiremo comunque, certe di avere in pugno i nostri sentimenti, il nostro voto.
Sta a noi cercare di dimostrare che il loro schema non tiene in considerazione il pensiero del popolo della sinistra, che non possono trincerarsi dietro percentuali ad una cifra. Che serve uno sforzo collettivo per superare i muri e ascoltare le ragioni di tutti superando i vecchi linguaggi e cercare nuove forme della politica per ridare rappresentanza ai sogni, dargli gambe e forza pensante per riprendere un disegno di società possibile ben diversa da quella che stiamo vivendo. Aboliamo il litigio e parliamo. Qualcuno sia umile e faccia un passo indietro. Altri siano coraggiosi e ne facciano due avanti




